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Roberta De Angelis

MISSIONE NELLE FILIPPINE

…quando mi è stato proposto di partire in missione, ho vissuto la notizia come un dono e già dopo le prime ore dalla partenza mi era chiaro che questa esperienza mi avrebbe arricchita enormemente dal punto di vista umano, professionale e spirituale…

E’ dal 2008 che la ONG A.F.Ma.L. effettua missioni umanitarie nelle Filippine, dando la priorità agli interventi a favore delle fasce sociali più vulnerabili, che vivono ai margini o al di sotto della soglia di povertà, o risultano prive di diritti fondamentali. La missione è stata sostenuta dal 3 al 13 gennaio 2018 e l’equipe composta da medici volontari dell’ospedale San Pietro di Roma e dell’ospedale Madonna del Buon Consiglio di Napoli, si è spostata in differenti località, allo scopo di venire incontro al maggior numero possibile di esigenze mediche.

Roberta è una volontaria ed è alla sua prima missione umanitaria. Ci ha inviato una sua testimonianza sull’esperienza vissuta, che vogliamo pubblicare proprio al suo  termine. A noi ha commosso molto e siamo felici di condividerla con voi.
Ornella Fosco

Fin dagli anni in cui studiavo medicina e poi durante la specializzazione in Geriatria, ho maturato in me il desiderio di arricchire il mio percorso formativo con un’esperienza diversa, da svolgere in una zona geograficamente difficile, al fine di mettere le mie conoscenze al servizio di persone in difficoltà senza la possibilità di un’assistenza medica valida e continuativa. Quando ho iniziato a lavorare al San Pietro, venni a conoscenza delle innumerevoli iniziative umanitarie organizzate dall’A.F.Ma.L. e tale desiderio si fece ancora più vivo. Perciò quando mi è stato proposto di partire in missione, ho vissuto la notizia come un dono e già dopo le prime ore dalla partenza mi era chiaro che questa esperienza mi avrebbe arricchita enormemente dal punto di vista umano, professionale e  spirituale.

Il viaggio per arrivare a Manila è stato lungo ma per niente faticoso, allietato da allegria e possibilità di iniziale confronto con i miei compagni di viaggio. La compagnia si è subito rivelata vincente, sentendomi accolta dai miei compagni “veterani” e a mio completo agio. Giunta nella capitale, mi sono subito scontrata con la difficile realtà di una città sovraffollata e povera, in cui molte persone vivono in strada senza alcuna possibilità di una vita dignitosa. I  bambini, in particolare,  sono costretti a  condizioni igieniche intollerabili. 

Il giorno dopo, con un volo locale abbiamo raggiunto Cebu, per la prima tappa della missione. 

A Talamban e poi a Mabolo, le consorelle del sacro cuore di Maria ci hanno accolti e messo in condizione di svolgere al meglio la nostra opera. Abbiamo visitato circa 150 persone, per lo più anziani e bambini malnutriti, debilitati, con infezioni acute del tratto respiratorio o semplicemente diabetici e/o ipertesi non sottoposti a nessun tipo di controllo medico. 

L’incontro con le consorelle di Mabolo mi ha particolarmente colpita: senza alcun tipo di sovvenzione economica da parte dello stato riescono ad accogliere nella loro casa pazienti psichiatrici abbandonati dalle famiglie e dalle istituzioni. Mi ha colpita la tenacia, il sorriso, la generosità verso i più deboli ed i pazienti che ho visitato in quelle 24 ore mi sono entrati nel cuore per il loro bisogno di affetto e di cure.

La missione nell’isola di Bohol non è stata meno emozionante. Per raggiungerla il viaggio è stato molto lungo, con sveglia alle 3 del mattino per raggiungere in macchina il porto, affrontare un viaggio di un’ora e mezza in traghetto ed altre 2 ore in macchina per arrivare in una grande struttura civile dove ad attenderci, abbiamo trovato 250 persone tra donne, anziani e bambini bisognosi di cure mediche tra le più disparate.

L’arrivo ad Amadeo, presso la casa dei Fatebenefratelli e l’incontro con le suore Orsoline, ha rappresentato in seguito un ulteriore motivo di arricchimento dal punto di vista umano, spirituale, professionale. Là i confratelli dirigono una scuola e residenza per bambini orfani e/o cerebrolesi, affetti  da gravissime deformità fisiche e mentali; conducono la loro opera giornaliera con semplicità mista ad allegria, con umanità e professionalità, affiancando la preghiera ad un’opera quotidiana di carità, senza mai perdere il sorriso. 

L’incontro con suor Violetta e con suor Margherita, è stato poi un immenso regalo. Suor Violetta alla guida della suo auto, raggiunge le zone più impervie della regione portando sostegno a chi più ne ha necessità. Con lei abbiamo affrontato uno dei momenti più difficili della missione: il villaggio di “squatters”. Una comunità di 25 famiglie per un totale di circa 100 abitanti che vivono a pochi metri da una discarica. Non dimenticherò mai l’aria irrespirabile al nostro arrivo, il cattivo odore reso ancor più intollerante dal caldo, l’immondizia e la vista di bambini in condizioni igieniche precarie che giocavano indisturbati a pochi metri da questo inferno.

Quel giorno abbiamo visitato circa 80 persone, diagnosticando anche un caso di iniziale appendicite che abbiamo opportunamente trattato. Successivamente ci siamo spostati nella comunità di Tanza dove abbiamo visitato 150 bambini malati, affetti per lo più da infezioni del tratto respiratorio ed anche in questa circostanza siamo stati accolti dalle loro manifestazioni di gioia. 

La nostra missione si è poi conclusa il giorno dopo presso il carcere “Trece Martires” dove suor Violetta, ci ha guidati verso la scoperta di una realtà terribile, all’estremo della sopportazione umana: 400 detenuti, uomini e donne, che vivono in condizioni disumane, stipati in celle comuni, senza possibilità di stendersi  su un giaciglio o di camminare se non durante l’unica ora di libertà quotidiana.

Una vita costretta in pochi metri quadri con un’aria irrespirabile e il rischio concreto di contrarre malattie e di contagiarsi a vicenda. Non dimenticherò mai i visi di disperazione di alcuni di loro, i sorrisi di altri nel vederci e nell’accoglierci, la loro gioia nel poter condividere la loro esperienza di vita se pure per poche ore. Molti di loro son detenuti per reati minori, ma la lentezza nelle procedure giudiziarie e l’impossibilità nel pagare una cauzione li costringe ad anni ed anni di prigione in condizioni disumane. 

Tutta l’equipe medica si è data da fare con le cure mediche, ma anche sostegno spirituale grazie alle parole di fra Agostino e fra Massimo (quest’ultimo si è rivelato anche un preparatissimo responsabile della farmacia!). 

Torno a casa con uno spirito nuovo dettato dal fatto di aver vissuto un’esperienza fortissima…

Ho letto negli occhi di queste persone la gioia per la vita nella povertà assoluta, nel mettere a disposizione del prossimo il poco che si possiede, ho scoperto cosa sia la dignità e l’accettazione di sé e della propria esistenza pur in difficoltà estreme……..… nel mio piccolo ho cercato di lavorare al meglio donando tutta me stessa, offrendo loro le mie competenze mediche ma anche conforto, sorriso, contatto fisico; i visi delle persone che ho incontrato saranno un tesoro impresso per sempre nel mio cuore. 

Testimonianza di Roberta De Angelis
Missione nelle Filippine